Selinunte

Selinunte : Storia

Selinunte

Selinunte

Selinunte era un’antica città greca, protagonista dell’epoca classica. La sua vita è stata breve ma intensa. Fondata nel 650 a.C., distrutto dai cartaginesi nel 409, crebbe in ricchezza, prestigio e popolazione fino a raggiungere i 100mila abitanti. I suoi fondatori (esuli di Megara Hyblea, altra colonia greca) la chiamarono Selinus, in onore della varietà di prezzemolo (in greco antico proprio Selinus) che tutt’ora cresce selvatico nelle sue zone.

Selinunte occupava una zona fertilissima tra le valli del Belice e del Modione, su un territorio mai occupato dall’uomo. La città venne conquistata e rasa al suolo dai Cartaginesi nell’ambito della spedizione ateniese in Sicilia (i punici intervennero a difesa di Siracusa, nemica di Atene). Fu ricostruita solo parzialmente, fino a essere evacuata definitivamente dopo la conquista romana. Per certo,già nel I secolo a.C., Selinunte appariva come una città fantasma.

Il centro abitato più vicino è quello di Castelvetrano, appoggio dei visitatori che vengono a visitare le rovine di Selinunte. L’antica città, attualmente – per ovvie ragioni – in rovina, è infatti sede del parco archeologico più grande d’Europa. L’area archeologica di Selinunte occupa oltre 40 ettari ed è divisa in cinque zone:

Selinunte : Il parco Archeologico

L’acropoli. Situata in un altopiano calcareo, si estende in forma trapezoidale e risulta divisa in quattro quadranti da due strade che si incrociano perpendicolarmente. Si possono ammirare i resti di quattro templi, di piccoli santuari e di un’area sacrificale punica, sicuramente posteriore alla conquista cartaginese.

La necropoli. Situata tutt’attorno alle mura della città, è suddivisibile in tre aree:

  • Buffa, che conserva i resti di animali sacrificati;
  • Galera Bagliazzo,  che contiene resti umani e suppellettili;
  • Pipio Bresciana, contenente utensili e oggetti utili all’inumazioni e luogo di alcune camere funerarie.
Selinunte

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Collina di Gaggera. Situata a occidente, ospita le rovine del Santuario di Demetra Malophoros, dea della fertilità, i cui scavi iniziarono nel 1874 e finirono solo nel 1915. Nella zona sono state ritrovate oltre 12mile statuette votive, un certo numero di arule scolpite con scene mitologiche; grandi busti incensieri che ritraggono la dea.

Collina Manuzza. La zona ospitava gran parte della popolazione. La topografia ricalca fedelmente lo scema ippodameo. Molto probabilmente la collina ospitava ance l’agorà.